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Camerino che vai, umore che trovi!

13 Dic

Tutto comincia quando varchi le soglie di alcuni negozi durante la pausa pranzo, quelli a portata di mano e che non mettono più di tanto a rischio il tuo portafoglio.

Tutto comincia da lì.

Entri, inizi con il dare uno sguardo ai vari stand, sposti le grucce e poi ZAC! Sei in trappola!

Incappi in quell’abito che ti chiama con una vocina che pare la particella di sodio dell’acqua Lete: costo pocooo, provamiiiiii!!!!!

particella

E vabbè, proviamo!

Ti dirigi verso i camerini e già che ci sei afferri al volo un altro paio di capi, che non sta bene entrare con un solo pezzo!

In men che non si dica sei alla resa dei conti. Tu, tutta gnuda, come mamma ti partorì, davanti a lui: lo specchio di ZARA!

Dio mio, che angoscia.

Quella luce bianca sparata tutta addosso a te, come un occhio di bue nel pieno di un monologo teatrale, non lascia scampo ai difetti, micro e macro, del tuo corpo: brufoli, pori dilatati e cellulite, tutto in un colpo solo!

A quel punto, l’unica via di fuga è sperare che almeno quello spudorato fac-simile d’alta moda cada casualmente bene sul tuo corpo. Già, perchè in quei posti lì, la convenienza è un must, ma la vestibilità è un optional!

Così, mentre ti sforzi di dare il giusto peso alla faccenda, un velo di sconforto scende già sul tuo volto, che per correre ai ripari dovresti avere il tempo di schizzare da H&M e rifletterti in uno di quegli specchi annulla taglie, con i quali, nel giro di un attimo, diventi alta, magra e pure con una piega di capelli fantastica!!!

camerino

(Chi ha inventato quegli specchi, ha capito tutto della vita e soprattutto delle donne!).

Ma noi, femmine razionali e dotate di un minimo di intuito non ci facciamo infinocchiare così facilmente.

Pensiamoci bene: in quale occasione capiterebbe di mostrare in pubblico, e per di più al cospetto di un maschio, quella che noi riteniamo, in uno slancio di autostima, una fonte di ribrezzo?

Pensiamoci bene: mai.

Intanto, a qualcuna di voi è mai venuta la brillante idea di dare un appuntamento ad un ragazzo dentro al camerino di Zara? Non credo proprio! Quindi, pericolo n° 1, scampato.

Sono davvero rare, a mio avviso, le occasioni in cui il proprio corpo possa essere posto così “in luce” come in quelle malefiche stanzette larghe un metro per un metro: già quando ci saremo rifugiate nelle nostre casine, ci accorgeremo che la tragedia è ridimensionata. Perché noi in casa abbiamo specchi normali e luci normali.

Anche in estate, il periodo in cui siamo più svestite ed in piena luce, ci sentiamo decisamente più a nostro agio, che dddaiiiiiii…. lo sappiamo che abbronzate e frù frù facciamo un gran bell’effetto!

Infine: c’è in vista un appuntamento romantico? Beh, al 99% sarà di sera. Inutile ricordarvi che le luci soffuse sono d’obbligo. Si, per l’atmosfera, chiaro!

E sei poi dal soffuso si passa alle luci spente, beh, capisc’ a me… vuol dire che non c’è poi di che preoccuparsi!

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Vite in palestra

31 Ott

Quelli che vanno in palestra, e che ci vanno a fini sportivi (dimagrimento, tonificazione, mantenimento, abbordaggio), dovrebbero sapere che quel luogo lì è fatto per sudare.

Esatto, SU-DA-RE.

Un concetto che, a quanto pare, non è a tutti noto.

sudare

Da quando, un paio d’anni fa, ho deciso di dedicarmi alla cura del mio corpo conducendo un’operazione militare, le cui armi principali sono lo step, il sacco e la cyclette, mi sono ritrovata ad osservare, più o meno inconsapevolmente, la vita dei “palestrati” di oggi: maschi e femmine.

E ci tengo a precisare che, per “palestrato”, non intendo il cultore del fitness a livelli estremi, ma semplicemente chi in palestra ci si è quantomeno iscritto.

I maschi palestrati

Esistono alcune tipologie di maschi palestrati che colpiscono particolarmente la mia attenzione.

Per prima c’è la componente formata da quelli che, HOOAH!, rivolgono allo specchio versi intrisi di fatica. Che esternano sonoramente il loro (sotto)sforzo. Che caricano compiaciuti gli attrezzi e sollevano pesi così elevati da aspettarti brandelli di muscoli esplosi schizzarti in faccia da un momento all’altro.

Ci sono poi quei maschi che, invece, monitorano costantemente il proprio cellulare, custodito nella tasca della tuta, o appoggiato di fianco all’attrezzo, ma comunque sempre a portata di mano, che non sia mai che sfugga un contatto con il mondo social! (E’ vero, ci sono anche esemplari di palestrati femmine che manifestano le stesse usanze, ma, nelle sale pesi che ho frequentato, ho constatato trattarsi di un comportamento più comune alla componente maschile).

E ancora, a carpire la mia attenzione di osservatrice, ci sono quei maschi che in palestra indossano, a scanso di equivoci, gli occhiali da sole. Che, probabilmente, riescono ad osservarti senza dare nell’occhio.
Si, perché con un paio di occhiali da sole sul tapis roulant non dai nell’occhio, no!

Posso poi non citare colui che, un dì, affrontò il tappeto di cui sopra in costume da bagno ed infradito? No, non posso.

Infine, c’è tutta una restante parte di maschi palestrati che si cimenta nella pratica sportiva con, a mio avviso, sensuale discrezione. Quelli che prendono la via di mezzo tra il gonfio e lo sgonfio. Quelli che, con sana indifferenza, scolpiscono (ma anche no) addomi e pettorali glabri (ma anche no).

Le femmine palestrate

Sul mondo palestrato femminile, invece, ho da fare un altro tipo di riflessione, che mi riguarda più da vicino.

In questo paio d’anni di lotta vana contro lo specchio e la mente bacata, non c’è modo che io arrivi alla fine della lezione di total body senza assumere le sembianze di uno straccio da pavimento fradicio.

Ora, alla luce di questa premessa, la cosa di cui difficilmente mi capacito è una sola, e cioè: come fanno certe palestrate a saltellare ed incurvarsi mantenendo una compostezza aristocratica dopo che persino lo step è pronto ad implorare pietà.

Ecco, questa cosa davvero non la capisco. Voglio dire: ma vi pare che io, in un’ora risicata di attività cardiocircolatoria, debba diventare rossa paonazza, grondante di sudore (che di certo non fa sexy, se quel fiume di acqua e tossine solcano un’espressione di completa devastazione), e con i capelli che si vergognano di esistere?

bridget

Ok, sono sincera: non sono la sola a ridurmi in quelle condizioni di annichilimento fisico. Ci sono infatti altre mortali come me che mi dimostrano una sensibile solidarietà.

Ma la cosa che, a distanza di due anni di frequentazione di quel posto ameno ancora mi sconvolge, è come alcune palestrate possano tornare negli spogliatoi con la chioma ancor più fluente di quando sono arrivate. Roba che, quando tolgo l’elastico io dai capelli, questi potrebbero restare in posizione “coda” per almeno un altro quarto d’ora.

Mentre loro, le palestrate dalla figheria congenita, ondeggiano la testa nell’intento di sciogliere e buttarsi alle spalle quella chioma così lungamente anticrespa. Si, perché loro l’anticrespo ce l’hanno impiantato nel cuoio capelluto.

Parlo di quel tipo di capello che scivola indisturbato fino al fondoschiena (di sovente alto e sodo), senza incappare in uno stralcio di doppia punta. Ecco, quella lunghezza lì i miei capelli non la raggiungerebbero neppure se mi tagliassi il collo.

E no, ora non provate a dire che sono invidiosa. D’accordo, un po’ di invidia c’è, ma il mio sfogo deriva piuttosto da un’analisi scientifica delle leggi naturali.

E allora, per favore, care donne dal bulbo impeccabile, ditelo che nascondete una pozione magica in quelle boccette travestite da Pantene! No, non voglio conoscere il segreto, voglio solo che confessiate che un segreto c’è.

Io nel frattempo, mentre vi fate un esame di coscienza, vado a passarmi lo shampoo.

Attrazioni fatali

15 Ott

Ci sono capitata per caso, perché io il biglietto per quel concerto non l’avevo acquistato. Io quella sera avrei dovuto restare a casa, o al massimo andare alla lezione di fit-box, che era già una settimana che saltavo la palestra (e per la mia coscienza quella sfrontata negligenza non è affatto cosa buona e giusta).

Se consideriamo, poi, che il tipo con cui uscivo da un mese mi aveva scaricata con un sms la mattina alle 08.44, quella lezione di fit-box non avrebbe potuto essere più azzeccata.

Ma quando la tua amica, che per il suo idolo andrebbe in capo al mondo, ti prega di accompagnarla perché all’ultimo minuto ha vinto alla radio i biglietti per l’unica data italiana del tour, cambi anche programma volentieri, che tanto la faccia a quel sacco gliel’avrei spaccata un’altra volta!

Tra l’altro a me Jennifer Lopez non dispiace affatto. Certo, non possiedo tutti i suoi dischi, neanche uno per l’esattezza, ma la ritengo un’artista di tutto rispetto. Indosso dunque un paio di jeans chiari, una t-shirt bianca e scarpe da tennis e mi avvio verso il luogo dell’evento.

tickets

Un po’ di dovuta attesa e giunge finalmente l’orario di inizio: da una nuvola di fumo esce la protagonista della notte, colei che con una sola sterzata d’anca riesce a far sentire il tuo fondoschiena, per primo rispetto al resto del corpo, una nullità.
Supero allora il trauma iniziale, quello da autoconsapevolezza che la figheria, quella vera, è qualcosa che non ti appartiene neppure nei momenti di smisurato ottimismo, e comincio a lasciarmi andare a ondeggiamenti corporali a tempo di musica.

Osservo divertita lo spettacolo e mi faccio travolgere dal clima di eccitazione che l’intero parterre trasmette, ma passati appena pochi minuti mi rendo conto che il mio sguardo non è più del tutto concentrato sulla diva portoricana. C’è infatti qualcos’altro che attira la mia attenzione… e non sono le scenografie, né gli effetti speciali. Il mio campo di osservazione si allarga ed ecco che all’attacco di un nuovo pezzo resto letteralmente folgorata da loro: 8, e dico 8, torsi nudi e scolpiti, che cavalcano la scena con movimenti all’unisono così definiti e così… sexy!

Mai fu a me più chiara la definizione dell’espressione “corpo di ballo”: proprio un bel corpo quel ballo lì!

La mia attenzione si perde alla visione di pettorali che si contraggono a tempo e braccia muscolose che scivolano sugli addominali bagnati di sudore. E tu, presa da un momento di eccessiva euforia credi pure che con quelle labbra carnose e appena dischiuse tali divinità stiano ammiccando proprio a te.

Continuo a godermi lo spettacolo in un’ottica diversa. Per tutta la durata del concerto ho l’ormone che sembra nel pieno di un rave party. Ballo e canto come una riposseduta, dimenando le braccia e sperando che in un raptus di incoscienza quei “corpi da ballo” scendano tra il pubblico.

Passano quasi un paio d’ore e lo spettacolo sta per volgere al termine. Due ore in cui il desiderio che uno di quei corpi, così perfetti, ti aspetti la sera a casa e che magari durante il fine settimana si ritrovi anche a passare l’aspirapolvere con dei movimenti ondulatori di bacino, incalza prepotentemente nel mio cervello. E ci credi… continui a crederci con tutta te stessa, anche quando hai ormai raggiunto la macchina nel parcheggio esterno, mentre il cuore continua a battere a ritmo pop.

Così, prima che l’eccitazione svanisca e le fantasticherie mi abbandonino, rileggo per l’ultima volta quell’sms ricevuto la mattina, che di sensibile ha solo la tastiera touch sulla quale è stato scritto, e mi viene voglia di mandare al diavolo l’idea ormai matura di continuare a cercare l’altra metà della mela in quello che sembra il bravo ragazzo della porta accanto, educato e con la testa sulle spalle.

In fondo, io trovo che anche quegli addominali siano pura espressione di una grande forma di educazione.

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